Urbanizzazione del digerente: Flore batteriche intestinali

Immaginiamo il sistema digerente come una città, più o meno urbanizzata, nella quale vivono una grande quantità di individui diversi, nella quale si è stabilito un tacito accordo: poter vivere tutti quanti in equilibrio senza che si creino rivolte sociali all’interno.

Una condizione urbana nel cervello umano che permette di sviluppare una condizione altrettanto urbana nel digerente. Nel momento in cui cedono strutture, funzioni o concezioni di questa urbanizzazione nel cervello avviene un riflesso immediato dell’equilibrio nell’intestino. O ancora, nel momento in cui la biologia umana non riesce più a sostenere la sopravvivenza dei piccoli individui che compongono quest’equilibrio, queste forme viventi diventano minaccia per la salute e la vita dell’uomo.

Questo processo di urbanizzazione del digerente ha alcuni passaggi fondamentali:

  1. In primis il fatto che il cervello sia bene informato delle singole forme viventi;
  2. un indice di tollerabilità stabilito;
  3. un procedimento biologico che causa usura e comincia ad indebolirsi che porta ad avvertire sempre più l’effetto di queste vite nel proprio ambiente;
  4. nascono quindi le malattie che informano il cervello umano e l’uomo stesso che c’è qualcosa che non va.

Finché c’è una gestione di questa simbiosi tutto va bene, nel momento in cui questa gestione non c’è più, queste forme di vita cominciano ad invadere andandosi ad installare dove possono. Per questo a volte troviamo vermi anche nell’occhio, nel polmone o nei vasi dove normalmente non avrebbero alcun motivo di essere. La barriera non ha funzionato e la barriera non è solo una struttura fisica ma anche cerebrale. Questo tipo di simbiosi che realizziamo al nostro interno diventa spesso un modello attraverso il quale costruiamo il rapporto con l’esterno: più simbiotici siamo internamente, altrettanto simbiotici diventiamo esternamente.

Il cervello elabora anche il bisogno di cibo di queste forme biotiche, quando non lo fa, esse attingono a quello che arriva, attingono a quello che noi stessi elaboriamo per le nostre strutture. Ci sono parassiti e parassiti. Parassiti che si stancano di cercare ed elaborare il loro cibo e parassiti che preferiscono trovare tutto pronto. In questo tipo di modello interno troviamo il modello del comportamento con l’esterno.

Il resto si chiama malattia

Nel momento in cui questa simbiosi ha molti elementi distruttivi sulla salute e sulla stessa vita, cominciamo ad agire verso l’esterno attraverso comportamenti non razionalmente spiegabili creando una sorta di incoerenza comportamentale di cui chiediamo spiegazioni se non a noi stessi a persone terapeuti che studiano questi processi.

Prima di ricorrere a qualsiasi elaborazione spirituale, psicoanalitica, sociale sarebbe interessante sentire un biologo cosa ne pensa. SALUTE È SAPERE COSA ACCADE PREVENENDO IL DANNO. IL RESTO SI CHIAMA MALATTIA.

(Articolo tratto da una lezione del Dr. Viktor Marko Solomon)

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