La perdita dell’orientamento spaziale sistemico nei tumori

Partendo sempre dal principio del rapporto ottimale tra struttura e funzione, gli organismi viventi sono costruiti secondo i seguenti tipi di gerarchia: cellule, organi, sistemi o apparati e organismi complessi.

Ma cosa ha spinto una singola cellula ad accettare di stare chiusa in un polmone, in un fegato, dentro una gabbia toracica? Cosa ha spinto questa cellula ad accettare questa prigionia per l’eternità? L’esistenza autonoma della singola cellula è un fatto difficile da comprendere. In natura infatti c’è un coefficiente di precarietà che porta i viventi alla necessità di organizzarsi insieme e questa organizzazione avviene a livello cellulare, extracellulare, sistemico e organico. Individui e collettività, il modello è lo stesso: accetto di svolgere una funzione in cambio ho facile cibo, facile sostenibilità della vita e facile proliferazione. Nel momento in cui nulla di ciò è facile c’è la ribellione. Anche nelle società è così. Biologia e società sono modelli abbastanza simili e correlabili. Il nostro cervello ha già una rappresentazione perfetta di questo modello.

Che succederebbe se a una certa ora della notte sfondo la porta del vicino e vado a dormire in un divano letto della sua casa? Il minimo che il mio vicino mi farà sarà un invito ad uscire, il massimo potrebbe essere qualche sganassone. Stessa cosa succede nell’organismo: nessuna cellula supera il proprio confine per andare in quello vicino. Il concetto dello spazio all’interno degli organismi viventi, soprattutto quello umano, è un concetto molto definito. C’è un fine meccanismo che regola il sistema cellulare, ragion per cui nella replicazione delle specie un figlio somiglia alla madre e al padre e viceversa. I geni sono contenitori di questa informazione, ma il meccanismo che porta a definire gli spazi non è genetico, bensì alloggiato nelle regioni del cervello umano che si occupano dell’organizzazione dell’orientamento spaziale.

Cosa c’è stato di così disorientante nella mia vita?

Cosa succede in un tumore che non rispetta questo codice dell’organizzazione spaziale? I tumori sono fondamentalmente processi che sono usciti fuori dalla codifica dell’orientamento spaziale sistemico. Determinate cellule non obbediscono più a questi ordini, ma cominciano a proiettarsi per conto loro: invadono lo spazio altrui, corrompono altre cellule intorno e diventano una massa che non rispetta più il codice dell’orientamento spaziale.

Il tumore prima di essere benigno o maligno, prima di essere programmazione cellulare errata, è un processo che non riconosce più i codici dell’orientamento spaziale. Un tumore prolifera in questa maniera e non rispetta più i codici a cui rispondono trilioni di cellule, ma attinge ad un altro codice di orientamento spaziale. Perché anche i tumori hanno un orientamento e quando lo perdono lo rubano, si espandono come possono. Rispondendo all’unico imperativo assoluto: proliferare.

Nel caso dei tumori abbiamo fondamentalmente due codici di orientamento spaziale che contrastano tra loro, uno corretto e l’altro non conforme al codice spaziale corretto. In realtà la cura di un tumore deve includere non solo i vari farmaci che inibiscono la proliferazione attraverso la citotossicità, l’inibizione di enzimi e della crescita vasale, ma devono introdurre anche concetti sul piano mentale dell’orientamento spaziale.

E allora sarà bene domandarsi: Cosa c’è stato nella vita di cosi disorientato che ha trovato una risposta biologica nel disorientamento spaziale cellulare?

(Articolo tratto da una lezione del Dr. Viktor Marko Solomon)

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