La barriera gastrointestinale e le malattie autoimmuni da intestino permeabile

Ogni organismo umano possiede una barriera intestinale data dalla mucosa gastrointestinale. Questa barriera sottintende un processo di discriminazione essenziale. Questa barriera ricorda un po’ quella placentare che ci difendeva in età fetale da patogeni o sostanze non idonee. Una capacità discriminatoria dunque iniziata già in epoca fetale e che da adulti diventa ancora più sofisticata.

Ma di cosa è fatta questa barriera intestinale? È fatta di proteine che fungono da recettori vari e da proteine che elaborano il cibo da macro-molecole a micro-molecole.

Questa barriera non ha pregiudizi culturali, piuttosto ha solo una razionalità elaborata nel tempo in grado di distinguere l’utile dal non utile, il necessario dal superfluo. Si capisce quindi come gli organismi viventi non possono funzionare correttamente senza queste barriere.

Cosa succede quando queste barriere hanno qualche cedimento? Succede che quando abbiamo un cedimento sviluppiamo una maggiore permeabilità gastrointestinale. Questa permeabilità strutturale e funzionale permette il passaggio dove non dovrebbero essere di macromolecole. Quando queste sostanza vanno in circolo possono danneggiare seriamente la funzione delle diverse strutture.

È importante dunque fare di tutto per evitare questo problema, per non permetterne il passaggio o per annientare quelle finite in circolo. La primissima azione è compiuta dai macrofagi che prima circondano la macromolecola “clandestina”, quindi liberano sostanze che danneggiano la membrana e quindi uccidono la molecola. Un processo di annientamento di un corpo estraneo non codificabile dall’organismo come abitante di questo ambiente. Talvolta però questo processo difensivo di annientamento e distruzione diventa così intensivo che il sistema immunitario inizia a colpire anche l’organismo stesso, creando quella che possiamo definire una sindrome autoimmune. Di qualunque natura sia, infiammatoria o non, la sindrome autoimmune è sempre indotta o deriva da un’aumentata permeabilità gastrointestinale.

Sulla lingua esistono recettori in grado di distinguere subito il self dal non-self. Questi recettori agiscono in connessione diretta col cervello dove c’è un immenso registro di strutture molecolari, alimentari e non, in grado di inviare un input immediato sull’idoneità o la pericolosità di una determinata sostanza ingerita. Il senso di vomito, la tosse, la sensazione di rifiuto che avvertiamo sono tutti messaggi indotti dal sistema simpatico al fine di rifiutare quel determinato cibo. E se il cibo fosse scivolato già giù accadono ulteriori reazioni biochimiche che tentano di abbassare il tasso di nocività del cibo attraverso la modifica della sua natura chimica. Bisogno di bere, bisogno di espellere, ecc. una grande quantità di comportamenti difensivi elaborati nel lungo processo evolutivo verso quello che apparentemente è cibo.

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