L’importanza biologica dell’elemento Zolfo

Non ci sono dubbi sull’utilità dello zolfo nella battaglia contro il cancro. Lo zolfo è necessario per la struttura e l’attività biologica degli enzimi. Se non abbiamo zolfo sufficiente gli enzimi non riescono a funzionare correttamente e questo comporta una serie di problemi di salute causati dall’imperfetto funzionamento di molti processi metabolici.

Lo zolfo permette inoltre il trasporto di ossigeno attraverso le membrane cellulari. Poiché lo zolfo è subito sotto l’ossigeno nella tavola periodica degli elementi, ha una configurazione esterna di elettroni simile. Lo zolfo infatti proprio per questa sua simile configurazione elettronica del guscio di valenza forma molti composti analoghi a quelli dell’ossigeno.

Sempre lo Zolfo è in grado di ridurre la pressione all’interno della cellula, rimuovendo fluidi e tossine. Forma dei composti di solfato con il sodio, potassio, magnesio e selenio. Lo zolfo organico oltre ad eliminare metalli pesanti, rigenera, ripara e ricostruisce tutte le cellule del corpo.

Il mercurio attacca i legami sulfurei e interferisce con le normali funzioni biologiche dell’insulina.

Lo zolfo è implicato nella regolazione dell’insulina. L’insulina ha tre legami contenenti zolfo e i recettori per l’insulina hanno una tirosin-chinasi contenenti legami sulfurei. La presenza di mercurio nell’organismo attacca uno di questi tre legami sulfurei e interferisce con le normali funzioni organiche della molecola insulina. Ora, se pensiamo che possiamo essere facilmente intossicati dal mercurio contenuto nelle amalgame, da quello contenuto nel pesce, o ancora, da quello contenuto in farmaci e vaccini che forniscono grosse quantità di molecole di mercurio al giorno in forma di ethylmercurio (ancora più tossico del mercurio metallico), il problema ci tocca ancora più da vicino.

Oltre all’insulina, altri importanti composti biochimici contengono legami sulfurei. Ne sono un esempio: il glutatione, la prolattina, l’ormone della crescita e la vasopressina.

Nessun elemento, incluso l’ossigeno ha maggiori abilità di combinarsi con altri elementi rispetto allo zolfo. Tutti i metalli eccetto l’oro e il platino, si combinano con lo zolfo formando solfuri inorganici. Lo zolfo si combina con l’alluminio per formare il solfato di alluminio e con il bario per il solfato di bario e si combina con lo stronzio per formare solfato di stronzio.

Lo zolfo è di cruciale importanza per la detossicazione e la chelazione dei metalli pesanti e particelle radioattive che si comportano chimicamente come metalli pesanti.

Lo zolfo contenuto nei vegetali riduce il rischio di sviluppare un cancro

Lo zolfo è essenziale nel metabolismo dei carboidrati. È necessario per l’assimilazione degli aminoacidi metionina e cisteina. L’Istituto Nazionale per il Cancro ha dimostrato che le persone che si nutrono quotidianamente di vegetali contenenti zolfo (come ad esempio la cipolla rossa, lo scalogno, l’aglio, ..) hanno il 50% in meno di rischio di sviluppare un cancro rispetto a quelli che non ne mangiano.

Uno studio epidemiologico su larga scala (lo Iowa Women’s Health Study) ha evidenziato come le persone che consumano abitualmente l’aglio hanno il 35% di fattori di rischio in meno di sviluppare cancro del colon. L’Aglio è un alimento a forte contenuto di zolfo, dunque un alimenti che possiamo considerare protettivo nei confronti del cancro.

L’aglio contiene anche selenio, elemento indispensabile per i processi antiossidanti che coinvolgono il glutatione. Il sistema autoimmune non può funzionare adeguatamente senza questo importante sistema enzimatico antiossidante e antiossidanti come vitamina C ed E hanno bisogno di questo sistema enzimatico per funzionare bene. La connessione tra glutatione e cancro è nota. Pazienti con cancro e malattie croniche serie come Aids comportano ridotti livelli di glutatione. Il glutatione gioca un ruolo specifico nella disintossicazione da molte ben note cause di cancro e di danno cellulare nel nostro ambiente. Lo zolfo eleva il livello di antiossidanti nel corpo.

Il dr Budwig nutriva i suoi pazienti terminali con quella che oggi viene definita proprio la crema Budwig, ossia una mistura a base di formaggio magro fresco (tipo cottage cheese) e olio di lino.

(Articolo tratto da una lezione del Dr Viktor Marko Solomon)

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