Epigenetica - L'ermeneutica del nostro codice genetico

Epigenetica – L’ermeneutica del nostro codice genetico

Le cellule umane (e non solo) discendono tutte da una singola cellula primaria, quella che chiameremo protoembrionale.

A partire da essa, man mano si differenziano centinaia di tipi di cellule con caratteristiche e funzioni molto diverse tra di loro: le cellule del capello, delle unghie, della pelle, dei vasi, delle membrane, del sistema nervoso, dei vari organi, ossee e muscolari. Sono così diverse tra di loro che rendono  sempre più affascinante il processo di studio della differenziazione e del rapporto tra le loro strutture e le loro funzioni.

Cosa accade durante il processo di divisione cellulare iniziale?  Cosa spinge la singola cellula a prendere un’altra piega e ad assumere una struttura e un ruolo così diverso da tutte le altre che derivano dalla stessa matrice?

La spiegazione di questo processo risiede non solo nella presenza di un Genoma con una sequenza definita di DNA, come si pensava  fino a qualche decennio fa, ma nella presenza di un Epigenoma che regola l’interpretazione del DNA all’interno di ciascuna cellula vivente.  Per rendere più metaforicamente comprensibile  il concetto, ci uniamo a Thomas Jenuwein, direttore dell’Istituto di Immunobiologia ed Epigenetica “Max Planck” (Freiburg, Germania)  che scrive: “La differenza tra genetica ed epigenetica può essere paragonata alla differenza che passa fra leggere e scrivere un libro. Una volta scritto il libro, il testo (i geni o le informazioni memorizzate nel DNA) saranno identiche in tutte le copie distribuite al pubblico. Ogni lettore potrà tuttavia interpretare la trama in modo leggermente diverso, provare emozioni diverse e attendersi sviluppi diversi man mano che affronta i vari capitoli. Analogamente l’epigenetica permette interpretazioni diverse di un modello fisso (il libro o il codice genetico) e può dare luogo a diverse letture, a seconda delle condizioni variabili con cui il modello viene interrogato”.

Il comportamento dei geni può cambiare quindi, senza che cambi la loro sequenza di DNA, grazie ai fattori che regolano la loro espressione , tra i quali, quelli epigenetici, oggi oggetto di studio e di applicazioni.

L’Epigenetica non ha definito un numero chiuso di fattori che portano a modifiche genetiche stabili che a loro volta danno luogo a cambiamenti nella funzione e nell’espressione genica, senza alterazioni sequenziali nel DNA. L’oggetto di studio di questa straordinaria teoria, basata su un robusto materiale scientifico, è la comprensione del rapporto tra genotipo e fenotipo, del rapporto tra le caratteristiche comuni della moltitudine all’interno di una specie e le caratteristiche singolari dell’individuo.

Gli studi epigenetici  di  quella che si definisce impronta di sovrapposizione al genotipo (la moltitudine) la quale, influenzando il suo comportamento funzionale,  rende del tutto singolare il fenotipo (il singolo individuo) hanno aperto una prospettiva nuova  a molte altre discipline legate allo studio e all’intervento dei processi vitali ed esistenziali umani: alla medicina, psicologia, scienze umanistiche in genere, ai settori ingegneristici e tecnico-industriali che preparano mezzi e strumenti di intervento più o meno invasivi per la cura delle malattie.

Nella biologia moderna, questa impronta si definisce “segnale epigenetico”, il quale è in grado di modificare il comportamento genico, senza alterare minimamente la sequenza del DNA. Possiamo parlare di ermeneutica del nostro codice genetico, il sapere che può interpretare il come e il perchè dell’esistenza e del comportamento di ogni singolo individuo.

Articolo tratto da una lezione del Dr. Viktor Marko Solomon

You must be logged in to post a comment.