Quando la fame nervosa nasconde una carenza affettiva.

Quando la fame è di origine nervosa bisogna lavorare anche su altri fronti e comprenderne la causa. Mangiare è un bisogno e quindi una dipendenza; questo processo di dipendenza può essere fisiologico o fisiopatologico.

Quando mangiare è semplicemente come deve essere ovvero una dipendenza fisiologica, questa non fa altro che contribuire a mantenere l’equilibrio; in caso contrario mangiare diventa una dipendenza fisiopatologica che cerca di compensare carenze di natura affettiva.

Mangiare ha a che fare con la fase primaria di attaccamento, è il cordone ombelicale con la madre: “mi hai nutrito troppo, continuo a fare la stessa cosa”; oppure “non mi hai nutrito abbastanza, lo faccio da solo”.

Questo passaggio è importante da ricostruire:

  • se sono stata troppo coccolata, tento di ritrovare quella stessa condizione di gratificazione e mi ribello a qualunque restrizione e quindi dieta o regime.
  • se sono stata nutrita troppo poco anche affettivamente, mangio a sproporzione per compensare.

Nel primo caso il cordone ombelicale non si è mai staccato, nel secondo il cordone si è staccato, ma vivo una indipendenza piena di risentimento. Quindi non è più indipendenza perché si è creata una dipendenza dal mio stesso risentimento.

La distinzione tra dipendenza affettiva o indipendenza che è diventata dipendenza dall’emozione del risentimento è molto importante: dobbiamo riconoscere dentro di noi la causa del problema, perché la consapevolezza è l’unica possibilità che abbiamo di capire noi stessi e di uscir fuori dalle trappole del nostro inconscio. Si tratta della possibilità di compiere un percorso di crescita personale che ci libera da comportamenti compulsivi e ci rende finalmente uomini liberi di scegliere e di andare nella direzione voluta.

 

Nel primo caso devo ripetere a me stessa: “ho bisogno di me e non di cibo. Questa ripetizione da sola riesce a ridurre la quantità di cibo e permette di rivolgere la propria attenzione verso altri interessi che faranno scoprire il sé e aiuteranno a ritrovare l’equilibrio.

Nel secondo caso, quando c’è indipendenza forzata da carenza nutritiva, bisogna comprendere che il raggiungimento dell’equilibrio è una conquista evolutiva. L’arte sta nel capire che è possibile trasformare un elemento negativo (il fatto di non essere stati nutriti abbastanza) in un punto di vantaggio. Questa è una grande conquista alla quale non possiamo rinunciare perché non saremo mai compensati pienamente nella nostra frustrazione infantile se qualcuno (in genere il compagno o la compagna, la moglie o il marito) prendesse il ruolo della figura materna che ci è mancata. Mentre staccandoci dal risentimento avremo un recupero energetico notevole. Per questo dobbiamo trovare il modo di lavorare sui nostri rancori. Il primo passo da fare in questa direzione è guardarsi internamente per tentare di ritrovare i pensieri e le emozioni del bambino dentro di noi, riconoscerle e abbracciare il proprio bambino interno assicurandolo che d’ora in poi ci occuperemo di lui. Quindi la frase sarà: “mi prenderò cura di me stesso con tutto l’amore di cui sono capace”. Contemporaneamente sarà opportuno riconoscere e perdonare le carenze e i torti vissuti dal bambino che è in noi.

Potrà essere utile nel periodo in cui si comincia a lavorare con il proprio campo emotivo, annotare sogni e riflessioni.

Fame nervosa: un aiuto dalle piante.

Contemporaneamente al lavoro profondo su di sé può essere di aiuto un fitoterapico “adattogeno” (cioè antistress), la Rodiola Rosea, in grado di contrastare gli attacchi di fame nervosa. Viene utilizzata in fitoterapia per alleviare la fatica mentale, apportare sollievo nei casi di disturbi dell’umore riducendo l’impatto di fattori stressanti sul sistema nervoso. È importante scegliere un preparato in capsule di estratto secco titolato e standardizzato al 3% di rosavina. In genere la posologia prevede che se ne prendano da 1 a 3 capsule al giorno.

di Diana Gallone

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