Proteine? Meglio a cena!

Il pasto si consuma a determinate ore, ore a cui corrispondono cicli biologici. Con la nascita del sole cominciamo a liberare dopamina che richiede cibi in grado di stimolare la sintesi di dopamina in quanto si presume che l’uomo debba utilizzare muscoli, volontà, capacità di compiere azioni, capacità di sintesi, capacità di compiere scelte, tutti processi che possono avvenire solo con buon uso della dopamina.

Durante la giornata servono dunque cibi che stimolino la sintesi di dopamina, quindi teoricamente abbiamo bisogno di proteine.

Ma l’uomo moderno ha alterato questi cicli biologici e mentre il contadino alle 8 di sera andava a letto e chiudeva gli occhi, oggigiorno nessuno di noi va a letto subito dopo il tramonto. Molto spesso non chiudiamo gli occhi se non prima di mezzanotte! Abbiamo abusato di questo fine processo dopaminergico, per cui abbiamo bisogno di rilascio di dopamina anche dopo cena altrimenti non siamo in grado di svolgere adeguatamente queste funzioni.

Per fare ciò però tutti noi liberiamo più cortisolo della generazione precedente e siccome il cortisolo stimola il rilascio d’insulina, abbiamo bisogno di cibi che consumino queste proteine e che non li lascino in circolo. Per questo motivo abbiamo bisogno di un diverso schema alimentare che preveda che io non possa mangiare il secondo piatto a pranzo, quanto piuttosto molto meglio a cena in modo da andare a stimolare la dopamina (che non verrebbe altrimenti stimolata a quell’ora) in grado a sua volta di frenare il tasso di cortisolo, ossia di frenare l’inerzia del cortisolo.

Abbiamo alterato i nostri ritmi biologici

Questo è un cambiamento a dir poco epocale: prima il contadino mangiava il primo piatto e il secondo piatto a pranzo con una cena molto leggera. Ora nessuna zappa più la terra, nessuno si ritira nelle proprie case al tramonto smettendo ogni attività fisica ed intellettuale alle 8 di sera. Tutti noi abbiamo ormai un ritmo di attività che dura più di 12 ore, con maggiore utilizzo di dopamina e minore utilizzo di serotonina, neurotrasmettitore che agisce maggiormente durante la fase notturna.

Durante la giornata nessuno di noi ha più bisogno come il contadino di un grande consumo muscolare, piuttosto avremo bisogno di zuccheri complessi, ossia carboidrati (non raffinati ovviamente!), mattoni che si devono ricavare dai cibi che li contengono.

Si è venuta così ad invertire la necessità di consumare proteine a pranzo e carboidrati a cena (fatto che però viene contrastato dalla fisiologia umana). Si tratta di un modo di venire incontro ad un conflitto nato da un cambiamento sociale che diventa psichico, culturale, alimentare.

La frutta fa parte di questo contesto. La frutta dopo cena fornisce una quantità di zuccheri che teoricamente devono essere utilizzati subito altrimenti si convertono in grassi. Dopo cena nessuno o molto pochi utilizzano attività fisica, quanto piuttosto mentale, per cui non abbiamo bisogno di molta frutta dopo cena. Sul piano energetico, la frutta essendo Yin va a nutrire le donne, ma nel maschio crea inibizione dello Yang, per cui la frutta aiuta a sviluppare la parte femminile dopo cena e inibisce quella maschile. Ovviamente tutto questo ha a che fare con le funzioni femminili e maschili, non con il sesso in sé. Spieghiamo meglio.

Se dopo cena una donna deve pianificare un qualcosa, decidere, determinare, ossia tutte quelle funzioni che possiamo definire yang ossia maschili, non avrà bisogno di frutta, quanto piuttosto di una bella bistecca. Se questa donna mangia frutta, questi zuccheri si depositano sottoforma di grasso. Al contrario, se la donna svolge solo essenzialmente funzioni femminili la frutta farà solo che bene.

Il giusto schema alimentare tiene conto delle attività giornaliere di una persona

Ecco perché quando si sceglie uno schema alimentare è molto importante comprendere cosa questa persona svolge durante la giornata e alla sera, sviluppando di conseguenza il miglior piano alimentare adatto alla sua persona, in grado di sostenerla! E non piuttosto appesantirla rallentandone le capacità sia fisiche che mentali. Come ognuno di noi è unico e specifico, ogni schema alimentare dovrà essere unico e specifico per quella data persona.

(Articolo tratto da una lezione del Dr Viktor Marko Solomon)

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