Latte scremato, perché farsi del male

Questo articolo è tratto dall’omonimo articolo pubblicato sul sito del dr. Francesco Perugini Billi in cui si analizza la scarsa qualità dei prodotti scremati o cosiddetti magri “light” che ormai imperversano sulle nostre tavole. Alimenti privati di una delle componenti più preziose ovvero il grasso.

Tali prodotti ritenuti erroneamente sani da una scorretta informazione alimentare e imboniti dall’industria del “light”, sono stati letteralmente scippati di componenti preziose. Il grasso del latte infatti, che oggi rifiutiamo con orrore, contiene vitamina A e D, entrambe necessarie per l’assorbimento e l’utilizzo del calcio e delle proteine a livello intestinale.

I danni dei latti arricchiti in calcio.

Tanto di moda in quest’ultimi anni è la pratica di arricchire intenzionalmente i nostri latti, preventivamente impoveriti, di calcio supplementare (perché il calcio fa tanto bene alle ossa … o  alle vendite ?!). Bisogna però sapere che tale pratica alimentare può risultare assai dannosa per il nostro organismo.

Il calcio quando in eccesso comporta importanti effetti indesiderati tra i quali sopprimere la produzione di calcitriolo (la forma ormonale della vitamina D). È stato evidenziato che  questa molecola esercita un’importante azione anticancerogena a livello prostatico. Una sua riduzione infatti sembra collegarsi ad un aumento di rischio di tumore alla prostata. A metterlo in evidenza uno studio dell’università di Harvard che ha mostrato come l’assunzione di una quantità eccessiva di calcio, sia sottoforma di integratori che con la dieta, si associ ad una riduzione dei livelli di calcitriolo e dunque per il discorso fatto sopra ad una aumento del rischio di tumore alla prostata. Anche uno studio norvegese ha evidenziato la stessa correlazione.

Ma perché il calcio presente nel latte intero non provoca la stessa reazione? Nel latte intero oltre al calcio troviamo la vitamina D (che nel latte scremato non ritroviamo più); proprio la contemporanea presenza di calcio e vitamina D contrasta gli effetti soppressivi del calcio. La conferma nuovamente ci viene da vari studi che hanno messo a confronto vari tipi di latte: scremato, parzialmente scremato e intero. Soltanto il consumo di quello scremato o parzialmente scremato è associato ad una maggiore incidenza di tumore alla prostata.

Per inciso, la vitamina D che oggi molte aziende aggiungono al latte scremato non conta, considerata la mancanza di grasso viene poco assorbita. Quindi, si può ragionevolmente concludere che quando il calcio è separato dal grasso del latte diventa potenzialmente tossico.

Oltre al grasso e alle vitamine i latti scremati vengono privati anche di altre numerose componenti importanti. Un esempio ci viene dall’acido linoleico coniugato (CLA  = conjugated  linoleic acid).

Il CLA è stato scoperto circa venti anni fa ed è considerato un potente anticancerogeno.  In latte di mucche allevate brade questa molecola si è mostrata infatti in grado di ridurre le dimensioni di tumori al seno e al colon rispettivamente del 58 e del 90%.

Come spiega sempre il Dr. Billi nel suo articolo: Nonostante il fatto che i moderni metodi di allevamento abbiano ridotto notevolmente la presenza di questa sostanza nel latte e nei suoi derivati, uno studio ha messo in evidenza che le donne che consumavano quattro o più porzioni di latticini grassi avevano la metà del rischio di cancro al colon rispetto a donne che ne consumavano meno di una. I latticini scremati e magri non hanno mostrato lo stesso risultato. I ricercatori credono che l’effetto protettivo sia dovuto al CLA, ma non escludono altri fattori che si trovano sempre nel grasso, come la sfingomielina e i lipidi eterici.

Occorre a questo punto una precisazione. Soprattutto per i lettori del ben noto libro “The China Study”” del Dr Campbell.

Diversi recenti studi, tra cui appunto il notissimo China Study, attribuiscono alla caseina e ai latticini in genere elevato potere cancerogeno. È importante però sottolineare che uno studio americano effettuato dal National Health and Nutrition Examination Epidemiologic Followup Study durato 10 anni, svolto su 3.600 persone, ha evidenziato questa relazione ma ha anche precisato che il rischio tumorale era correlato al consumo di prodotti industriali scremati, mentre il latte intero al contrario conferiva una certa protezione. Anche L’Harvard’s Physicians’ Health Study, che ha coinvolto 20.000 uomini ed è durato 11 anni, è giunto alla stessa conclusione: il rischio di tumore alla prostata era maggiore in chi beveva latte scremato. Stesso risultato, lo hanno dato altri studi, come quello prospettico norvegese, che ha coinvolto 25.000 uomini e uno condotto da un ricercatore della NASA (Dr W.B. Grant, NASA Langley  Research Center Virginia), che ha valutato la relazione tra tumore alla prostata e consumo di latte in 41 nazioni.

Latte scremato e infertilità

La tossicità legata all’uso di latte scremato non è limitata soltanto ad una maggiore incidenza di tumore però. Sempre uno studio di Harvard ha evidenziato un nesso tra il consumo di latte e derivati light ed un aumento di infertilità nelle donne che ne consumavano quotidianamente (infertilità anovulatoria).

Nelle donne, di età compresa tra i 24 e i 42 anni, che consumavano due o più porzioni di latticini magri al giorno, come latte e yogurt, l’infertilità aumentava dell’85% rispetto alle donne che ne consumavano quantità inferiori. Al contrario, l’aggiunta di una porzione giornaliera di latte intero riduceva il rischio di infertilità di oltre il 50%.

Anche altri prodotti “grassi” derivati dal latte, come il gelato, sono stati associati ad un minore rischio di infertilità. I ricercatori sono sempre più convinti che nel latte scremato venga meno la presenza di un fattore liposolubile stimolante la funzione ovarica.

Concludendo, preferiamo dunque quando ne abbiamo voglia un caro vecchio bicchiere di latte intero, ovviamente biologico!

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