Latte: come e quando

Il latte materno è un alimento ricco di fattori di crescita per cui in pochi mesi è in grado di far crescere un organismo appena nato.

Il latte di mucca ha le stesse proprietà per il vitello che in pochi mesi diventa un organismo adulto.

Le mucche di oggi, quelle il cui latte arriva nei nostri frigoriferi, producono dai 30 ai 50 litri di latte al giorno grazie alle stimolazioni a base di ormoni della crescita e prolattina (ormoni che favoriscono il tumore e prima di quello molte disfunzioni organiche) e ad un’alimentazione a base di soia, ricchissima di estrogeni e dannosa soprattutto per lo sviluppo sessuale dei bambini, sia maschi che femmine. Le mucche nutrite ad erba fresca e fieno al contrario riescono a produrre soltanto al massimo 5 litri di latte al giorno.

La tipica colazione degli italiani è latte e caffè con biscotti, molto utile in caso di denutrizione e rachitismo, ma noi adulti e anche i nostri bambini, non siamo affatto denutriti, al contrario semmai siamo fin troppo nutriti! Con il rischio di obesità dietro l’angolo.

Nel caso di bambini che non raggiungono i valori normali di sviluppo in peso e altezza, allora sì che per loro il latte è un alimento prezioso. Ma quale latte però?

Perché preferire latte intero biologico.

Il latte della bottiglia che ritroviamo nei nostri frigoriferi non proviene da una mucca sola, bensì è il risultato della raccolta di latte da decine, se non centinaia di mucche differenti. Ogni mucca è un organismo vivente a sé stante, con un suo patrimonio genico e un suo sistema immunitario composto da numerosi antigeni. Quando gli antigeni contenuti nel nostro bicchiere di latte si confrontano con i nostri anticorpi vanno a sollecitare la reattività del nostro sistema immunitario. Questo confronto può indurre nel tempo, in soggetti predisposti, a malattie autoimmuni (per esempio il diabete). La Finlandia, che ha il più alto consumo di latte vaccino, ha anche la più alta incidenza al mondo di diabete insulino-dipendente.

Nel latte vengono scaricate tutte le sostanze tossiche ambientali e organiche: i pesticidi usati nella coltivazione dei cereali di cui la mucca si nutre, gli ormoni, gli antibiotici e tutti i farmaci usati per spingere a produzione del latte e per curare un animale costretto ad una antifisiologica immobilità perenne.

Secondo uno studio di tre Università Spagnole, pubblicato sul Journal of Agricoltural and Food Chemistry (Azzouz,  Jurado-Sánchez, Souhail, Ballesteros, Simultaneous Determination of 20 Pharmacologically Active Substances in Cow’s Milk, Goat’s Milk, and Human Breast Milk by Gas Chromatography–Mass Spectrometry, J. Agric. Food Chem., 2011, 59 (9), pp 5125–5132) in un bicchiere di latte industrializzato si troverebbero tracce di almeno 20 sostanze diverse tra farmaci, antibiotici, antidolorifici e estrogeni come l’ormone 17 beta-estradiolo.

Questo significa che se proprio vogliamo bere latte l’unico accettabile è latte biologico, ovvero il latte di una sola mucca o almeno di una sola stalla che, si spera sia allevato diversamente. Ma c’è dell’altro.

Perché meglio un latte intero.

I processi di scrematura, pastorizzazione e peggio ancora quelli di lunga conservazione privano il latte degli enzimi che servono per la sua stessa digestione e danneggiano le  flore batteriche intestinali. Per questo molti ne sono intolleranti.

Quindi il latte migliore non è soltanto quello biologico, ma dovrebbe essere anche crudo se di sicura provenienza, per mantenere integre le sue proprietà protettive e anche la ricchezza in Omega 3 che deriva dall’erba brucata nel prato, o almeno soltanto pastorizzato e non anche omogeneizzato e mai di lunga conservazione (UHT).

Da evitare quindi il latte non biologico, ma anche quello biologico se scremato o parzialmente scremato, ad alta digeribilità, senza lattosio, addizionato di vitamine o di omega-3 (che già dovrebbe avere naturalmente), a lunga conservazione, insomma, tutto quello che è stato manipolato e reso diverso da come la natura lo ha fatto per interessi economici.

A tal proposito rimandiamo all’articolo pubblicato dal Dr. Francesco Perugini Billi dal titolo “Latte scremato, perché farsi del male”.

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