La pasta, quel cibo ossidato di cui ci nutriamo

Quando ingeriamo un cibo ingeriamo anche la sommatoria dello stato di energia che si è incamerato in quel cibo. La pasta non è cibo originario, materia prima, ma elaborazione di grano, farro o altro cereale. Quando pensiamo alla pasta quindi dobbiamo tenere a mente che si tratta di un alimento derivato da grano, che solo in seguito a lavorazione diventa farina.

La farina ha un problema in sé però che è proprio quello che non ci fa piacere la pasta come la conosciamo noi oggi.

La farina infatti a contatto con l’ossigeno presente in aria comincia a subire processi di ossidazione; maggiore è il contatto con l’ossigeno e maggiore sarà l’ossidazione. Inoltre mentre prima era buona regola e piacere prepararsi l’impasto con le proprie mani, oggigiorno sono le macchine di metallo della moderna industria alimentare a lavorarlo per produrre pasta. Si crea dunque una relazione tra impasto e pareti metalliche, in cui ioni metallici vengono assorbiti, un processo che contribuisce ad appesantirla ancor di più, oltre a renderla più tossica in quanto la pasta si arricchisce di metalli pesanti pericolosi e non.

Quando noi la cuociamo in acqua poi, la pasta subisce ulteriore trasformazione delle sue strutture molecolari, rilasciando nel mezzo acquoso una parte di questi elementi che, inglobati li rendono ancora più disponibili e quindi più pericolosi.

Ecco perché la pasta industriale, quella a cui siamo ormai quotidianamente abituati, è soltanto una fonte di tossicità. La pasta integrale che si preparava nelle case degli italiani un tempo e anche dei cinesi era diversa: si prendeva il grano, si macinava uno o due giorni prima, non lo si raffinava di certo, ma lo si impastava e lo si elaborava in forma di pasta, conservando tutte quelle che erano le proprietà del cereale di partenza. Una lavorazione a mano che impreziosiva ulteriormente quel cibo di nutrienti, energia e memorie. Il tempo di contatto con l’ossigeno era ridotto e il contatto col metallo assente.

Ecco perché la pasta come noi la concepiamo oggi non ci piace. Non si vuole essere nemici della pasta in sé, ma certamente nemici della pasta industriale di cui facciamo massiccio uso oggigiorno, questo sì. Un danno moltiplicato per un gran numero di persone ignare.

Un cibo che sottrae energia

Indirizzare le persone ad un uso razionale di questo cibo più come il ricordo di una tradizione che come utilizzo quotidiano questo si può fare: ci sono altri cibi altrettanto gustosi che possono rimpiazzare un cibo così malandato. Quando questo cibo finisce nella mia pancia ha un valore energetico molto basso perché ha perso energia per strada, quindi invece di darmi energia, mi sottrae energia. Nell’elaborazione di un tale cibo, le mie strutture sono obbligate ad offrire energia con la sola malaugurata speranza che dopo qualche ora possa ancora ricavarne qualcosa.

Certamente se andiamo a fare un calcolo di quello che investiamo come quantità energetica e quello che ne ricaviamo non ne usciamo affatto bene. La pasta così come la concepiamo e consumiamo noi oggi non è fonte di energia, ma fonte di assorbimento della nostra energia!

(Articolo tratto da una lezione del Dr. Viktor Marko Solomon)

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