La dieta del paziente cardiopatico

Di seguito proveremo ad illustrare sommariamente come potrebbe essere impostata una dieta tipo per un paziente cardiopatico con problemi vasali. Abbiamo già illustrato in un precedete articolo dal titolo “La salute del cuore è nei nostri vasi” come alla base di una patologia cardiovascolare ci sia una problematica di tipo vasale, da qui l’importanza di una corretta e sana alimentazione in grado di tenere libere e sane arterie e vasi in genere. Ma vediamo in dettaglio i particolari.

Prima colazione. Una prima colazione tipo senza dubbio dovrebbe comprendere:

  • cereali integrali,
  • frutta ad alto potere antiossidante come ad esempio arance d’inverno e frutti di bosco d’estate, ottime anche le bacche di Goji (bacca che cresce in Cina e negli Stati Uniti ad altissimo potere antiossidante per il suo contenuto in bioflavonoidi. È uno dei pochi frutti a pH alcalino, in grado di ridurre subito l’acidosi nel sangue),
  • tè verde (sconsigliato a chi soffre di ipertensione) o tè bianco o tè di gymnostemo o ancora di loto (molto indicato per patologia cardiovascolare e pressione alta).

Inoltre dato che il paziente cardiopatico in genere al mattino si sente subito stanco e fa fatica a mettersi in moto, ha senza dubbio bisogno di zuccheri sia a rilascio veloce che lento, quindi se ne deduce che molto interessante è il

  • pane tostato, per abbattere i lieviti, integrale con marmellata senza zuccheri aggiunti.
  • Oppure se optiamo per cereali integrali bolliti si può optare per il riso integrale, fatto bollire con uvetta o albicocche o prugne secche che ne migliorano l’indice glicemico per la presenza di fibre e inoltre appagano il gusto per il sapore dolce che gli conferiscono naturalmente sicuramente più gradito al mattino.

 

L’importanza dei 5 sapori come ci insegna la medicina orientale

Dato che la patologia cardiaca significa una sorta di cedimento in tutte le funzioni organiche (la patologia cardiaca come spiegato in un articolo dedicato implica il mal funzionamento di altri organi che in un modo o nell’altro non hanno svolto correttamente la loro funzione rispetto al cuore) e partendo da un’esperienza medica (soprattutto dietologica) orientale, un soggetto del genere fin dal mattino necessità di tutti e cinque i sapori. Amaro, dolce, aspro, salato, piccante.

Prima dunque pensare ai sapori e solo poi alla scelta dei cibi. Il caffè può fungere da sapore amaro ad esempio. Come lo zenzero o un pizzico di peperoncino nel riso conferiscono sapore piccanti (Anche un pizzico infatti può bastare, non è necessario che sia presente in grande quantità, lo scopo è solo stimolare il sapore). Il sapore Salato lo danno i Sali in sé degli alimenti. Un cibo invece che conserva una matrice comune di tutti i sapori sono le alghe, ma non possiamo nutrirci di alghe altrimenti il gioco sarebbe decisamente semplice.

E gli altri pasti cosa devono privilegiare? Il pranzo dev’essere composto senza dubbio da un piatto di verdure di stagione (nella stagione fredda cotte o crude sbollentate in modo che l’apparato digerente non subisca uno shock dovuto al freddo, nella stagione calda verdure crude). Una verdura singola o un misto di verdure è una soluzione praticabile. In ordine cronologico dobbiamo consumare prima verdure con semi aggiunti e con frutto dentro. Possiamo optare per la mela, l’acido malico infatti aiuta la digestione degli altri cibi. L’ananas al contrario è rinfrescante e l’apparato digerente ha bisogno di riscaldamento in quel momento più che di raffreddamento.

Nel paziente cardiopatico bisogna valutare bene cosa dare a pranzo: cibi prevalentemente proteici o carboidrati? Esistono opinioni diversissime. Per la nostra scuola di pensiero il pasto del pranzo dev’essere composto di proteine a scissione veloce che liberano azoto e soprattutto stimolano il rilascio di dopamina. Non stimolano rilascio di insulina proprio perché stimolano rilascio di dopamina. Quindi verso l’insulina hanno un’azione se non inibitoria, indifferente. Dopamina significa tono, volontà, senso di felicità, motorietà, stimolo muscolare.

I carboidrati inducono una migliore sintesi della serotonina perché inibiscono la sintesi di dopamina. Si può fare una riprova facilmente: mangiando un piatto di pasta alla sera si dorme meglio, al contrario mangiando carne il sonno risulta molto turbato per via di una inerzia dopaminergica, mentre la serotonina che si comincia a sintetizzare di più dopo il tramonto attraverso un pasto ricco di carboidrati, a cena prende un andamento del tutto fisiologico ma non solo sul piano del rilascio, ma anche dell’assorbimento. Dunque meglio evitarli a pranzo e prediligerli la sera quando viene meno la componente motoria. Ovviamente non parliamo di carboidrati raffinati come la comune pasta, quanto piuttosto di cereali integrali in chicchi come il riso, il farro, l’orzo, e via dicendo abbinato a delle verdure. Oppure possiamo optare per delle zuppe con legumi.

Evitiamo di usare spezie piccanti alla sera perché potrebbero disturbare il sonno, usiamo piuttosto spezie aromatizzanti e rilassanti come il basilico, la scorza d’arancio che migliora anche l’umore, la cannella, il rosmarino (inibitore dell’ipertensione, per questo rilassante), anche la liquirizia se usata pochissimo è rilassante.

Quello che si deve evincere dall’articolo è che una patologia cardiovascolare si può curare molto più facilmente con una dieta semplice perché come possiamo vedere non c’è nulla di complicato se non la maggior cura nella preparazione dei cibi, dedicando del tempo e molta attenzione alla scelta dei cibi più giusti.

Il criterio della stagionalità

Infine ricordiamo il criterio della stagionalità. I cibi fuori stagione sono sempre poco assorbibili in quanto l’organismo non libera gli enzimi necessari per assorbire i loro contenuti. C’è una certa sincronicità tra produzione di enzimi e disponibilità/reperibilità di alcuni cibi come una sorta di simbiosi creata nel tempo che neanche gli odierni frigoriferi sono in grado di modificare!

(Articolo tratto da una lezione del Dr. Voktor Marko Solomon)

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