A tavola noi rispettiamo la stagionalità!

Gli operatori nelle discipline olistiche lo sanno bene quanto importante ed essenziale sia il rapporto tra uomo e cibo. Conoscere le proprietà nutrizionali di un dato cibo, piuttosto che le tecniche di preparazione o i processi ossidativi (e antiossidativi) a cui vanno incontro, i processi infiammatorio (e antinfiammatorio) di taluni cibi, è fondamentale. Anche operare i giusti abbinamenti in una cultura che ha fatto del consumismo e della globalizzazione dei consumi il suo pane quotidiano diventa estremamente importante, data l’unicità del singolo.

Ma uno dei primi parametri da rispettare, e forse anche il più semplice se vogliamo, è senza dubbio il rispetto della stagionalità. Tutti sappiamo come acquistando e mangiando prodotti di stagione si consumano frutta e verdura decisamente più saporite e gustose. Ma il discorso della stagionalità è un discorso limitato solo al gusto? Ebbene no!

La stagionalità non è solo un discorso di gusto ma di rispetto degli equilibri naturali. Oggi i pomodori si coltivano anche in Finlandia. Ma cosa può dire un pomodoro prodotto in Finlandia rispetto ad uno prodotto nel suo luogo natio? Dov’è la differenza? E se ricreassimo lo stesso microclima, forse sarebbe la stessa cosa. La maggior parte del pomodoro che utilizziamo in Italia oggi ad esempio viene dalla Cina o dal Marocco.

Ogni essere vivente quando per forze di causa maggiore deve emigrare in un paese straniero fa fatica ad adattarsi, prova uno stress importante perché costretto da volontà (o cause) altrui. Per quanto paradossale potrà sembrare, anche il pomodoro spostato dall’Italia alla Finlandia subisce uno stress importante, con molta probabilità nel tempo imparerà ad adattarsi bene al microclima della serra, ma il discorso non è quanto è bravo il pomodoro ad adattarsi al suo nuovo ambiente. Il clima del suo posto natio non è il microclima della serra! Il suo clima è molto di più. È un influsso cosmico che permette ai vegetali di crescere in un posto piuttosto che in un altro. E la biologia conosce molto bene questo processo.

L’investimento nell’adattamento non è valore aggiunto, ma sottrazione di energia

L’investimento che un essere vivente pianta fa per adattarsi a questa nuova condizione non è un valore aggiunto bensì una sottrazione di energia. Un pomodoro che mangiamo ad Elsinki non è valore aggiunto, ma sottratto. Questa globalizzazione della produzione non fa altro che mettere diversi tipi di cibo sotto stress costante e anche piante e animali diventano vittime di questo stress quando diventano consumatori finali di questo cibo. Assorbo tutto l’impianto stressante dell’adattamento alla sopravvivenza di quella pianta in un paese non suo. Invece di nutrirmi di un codice originario con valori nutrizionali importanti e facilmente assimilabili dal mio digerente, mi trovo davanti ad un cibo che ha espresso grandi resistenze, grandi sofferenze e soprattutto sottrazione di energia per il suo adattamento.

In quasi tutte le colture si consiglia di utilizzare frutti o radici ben maturi perché nella maturità c’è il ciclo compiuto dell’assorbimento dei nutrienti dal terreno e c’è una saturazione di energia tellurica, quindi cosmica e solare. È un processo che conosciamo poco, ma la maggior parte dei cibi prima di fornire energia puramente biochimica, libera energia tellurica motivo per il quale molte piante danno forza non appena le si mangia, mentre per molte altre questo processo non avviene.

Il cibo è molto più che sommatoria dei suoi nutrienti, il cibo è informazione!

Quando mangiamo non calcoliamo molti di questi elementi, perché il mangiare a volte sempre più compulsivo non ci lascia il tempo per interrogarci sulla provenienza del cibo che consumo. Su come è stato preparato. In quale clima e in quale nicchia biologica si colloca in origine. Eppure è stato provato più volte che nutrirsi di piante e animali sottoposti a livelli di stress crea squilibri nell’uomo, lo rende nervoso, irrequieto, irascibile e incapace di decidere. Noi siamo quel che mangiamo, come diceva il caro vecchio Ippocrate, peccato che questa società moderna ha dimenticato ormai il principio. In quest’ottica il cibo è soprattutto informazione e non soltanto vitamine, proteine, carboidrati, grassi. Il cibo è informazione!

(Articolo tratto da una lezione del Dr Viktor Marko Solomon)

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