Simbiosi o Competizione?

Il singolo ha difficoltà a sopravvivere staccato dal contesto di condivisione, ha difficoltà a procurarsi tutto da solo. Ha una paura ancestrale di non farcela per cui continua a cercare costantemente una relazione con il suo simile col quale può stabilire rapporto di simbiosi e competizione. L’evoluzione della vita nasce proprio dall’incontro fortunato o fatale di due identità che decidono di vivere in simbiosi o in competizione.

Questa premessa per dire che il cibo ci riporta a questa memoria che non solo è presente in noi, ma attiva e determinante il nostro comportamento nella quotidianità, nella scelta della strategia di vivere in simbiosi o in competizione. Non c’è una terza via. Nella nostra scelta abbiamo bisogno di risalire sempre al nostro rapporto col cibo: nella simbiosi abbiamo il senso della condivisione e nella competizione il senso della divisione e della discriminazione.

La natura ci mostra molto bene questo fenomeno. Come gli alberi ad esempio. Uno cresce di più per prendere più sole, l’altro di meno per vivere più in penombra e prendere più acqua. Nell’uomo questo processo talvolta però subisce delle esasperazioni che portano a grossi conflitti. Nel mondo animale al contrario, la conflittualità derivante dalla simbiosi o dalla competizione raggiunge tutt’al più l’annientamento di uno o più individui, ma non procura catastrofi della specie. Nell’uomo, grazie ad una esasperazione del processo accade invece molto di più, per una non scelta di strategia di simbiosi prevale la competizione e scaturiscono conflitti molto pesanti che utilizzando la tecnologia come proiezione delle strutture di cui abbiamo memoria diventa annientante. Interessante notare come ogni volta che viviamo un conflitto di queste dimensioni il primo richiamo che la nostra psiche fa è quello del rapporto con il cibo.

Nel momento in cui pensiamo “questo lo voglio tutto io e tu meno, perché sono capace di prenderlo e arrogarlo” in quel momento la memoria va attingere alla paura di carestia e accade quello che è accaduto nella prima e seconda guerra mondiale in cui popolazioni prima relativamente prospere sono ridotte alla fame perché un gruppo etnico o culturale o ideologico decide di far prevalere la sua capacità competitiva sul tutto, rendendo il resto del mondo soggetto a questa volontà, e in nome di questa strategia elabora le teorie più assurde (teoria della razza, della cultura, del popolo eletto), tutti travestimenti ideologici di una sola necessità: imporre la volontà e la capacità di competizione.

Di perdere il cibo abbiamo paura perché senza non sappiamo vivere

Non possiamo non essere sensibili a questo processo che vediamo accadere tutti i giorni attraverso le conseguenze che le crisi economiche fanno ricadere su ognuno di noi. Ogni volta che succede questo la nostra memoria attinge alla necessità di cibo. In molti paesi succede che nel momento in cui si proclama una catastrofe o una crisi o un evento straordinario, i supermercati vengono presi d’assalto e svuotati. L’uomo si trova improvvisamente in una condizione di paura e di necessità primaria di cibo. Ci potremo chiedere come mai non abbiamo la stessa paura di rimanere senza auto, senza giacca, senza casa? Di perdere il cibo abbiamo paura perché non siamo ancora stati capaci di fare a meno del cibo.

Ecco perché poi succede questa forte competizione in nome del cibo. Il cibo e i sentimenti sono fortemente legati nell’elaborazione della nostra capacità competitiva. Per ottenere cibo sviluppiamo sentimenti molto comuni come l’odio per il prossimo di cui sopra, che è in realtà odio per chi ha più cibo a disposizione di noi.

Quando parliamo di cibo parliamo del processo evolutivo dell’uomo, dell’evoluzione della sua coscienza. È un processo che normalmente non siamo capaci di scindere dalla necessità del cibo e probabilmente non saremo mai capaci di farlo finché la nostra memoria primordiale resterà legata al bisogno primario di cibo.

La collaborazione come strategia pratica di simbiosi

E allora ci chiediamo: cos’è la collaborazione? La collaborazione è una strategia pratica dello spirito di simbiosi. È la tecnica di attuazione di strategia della simbiosi. Rispetto alla simbiosi è un concetto un po’ più stretto perché si collabora per fini precisi verso la necessità di possedere un oggetto o verso un fine preciso. La collaborazione è la strategia della costruzione stessa della simbiosi. Ogni volta che si esprime grande collaborazione si è espresso desiderio simbiotico nell’uomo. Ma la collaborazione non avviene solo all’interno della specie, ma anche interspecie. Tra specie diverse deve necessariamente esserci collaborazione altrimenti i conflitti in natura sarebbero molto devastanti. Come un linguaggio silenzioso, la collaborazione permette in natura di stabilire rapporti simbiotici. Un pesce piccolo che nuota intorno ad uno grosso senza esser attaccato è un esempio di collaborazione simbiontica, invece di essere utilizzato come fonte di cibo, il pesce più grande accetta questa collaborazione col pesce più piccolo che lo pulisce dai parassiti. Il pesce piccolo si nutre, offrendo un servizio al pesce grande.

Uno splendido esempio di un corretto rapporto tra dare e avere, dal quale l’uomo dovrebbe prender più spesso spunto per vivere in armonia col suo prossimo.

(Articolo tratto da una lezione del Dr Viktor Marko Solomon)

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