Le conseguenza della sedentarietà

L’uomo non è calcolato per restare in posizione seduta, che è la posizione più scorretta che si possa tenere, così tanto come avviene oggi. Nella posizione seduta stiamo molto scomodi e i nostri muscoli soffrono molto la rigidità. La nostra struttura è fatta in modo da rispondere a continui stimoli e la stasi impedisce ciò.

Il cammino stimola i propriocettori sotto i piedi, i quali informano il cervello. Con la posizione prevalentemente seduta ci priviamo di una importante fonte energetica. È vero che nel camminare spendiamo di più, ma riacquisiamo anche energia! Questo significa che se non camminiamo a sufficienza entriamo in un disturbo energetico abbastanza importante.

L’uomo non ha radici come gli alberi. Solo camminando prende consapevolezza della superficie sulla quale si trova. Se il corpo rimane sospeso, come nella posizione seduta, mancano gli stimoli della base e alla corteccia non arriva nessun tipo di stimolazione. Cosa comporta questo? Nel migliore dei casi questa comincia a lavorare per inerzia, nel peggiore si impigrisce sempre più, fino a rallentarsi quasi completamente il desiderio di camminare (molti di noi oltre i 200 metri prendono l’automobile!).

Questi individui non ce la fanno più a camminare perché la corteccia motoria non è più attiva proprio a causa di un inutilizzo prolungato. Anche tutti gli altri organi subiscono squilibri energetici, perché da fermi non c’è comunicazione di scambio, c’è mancanza di scambio tra le fasce, tra i sistemi. È una stasi completa, un ristagnare completo. Il sistema diventa stagnante.

E chi lavora in automobile?

Chi lavora in automobile, sul piano posturale presenta gli stessi problemi di cui sopra, con l’aggiunta di una grande eccitazione delle aree occipitali, in quanto la vista e l’udito sono molto stimolati a causa del maggior lavoro, come anche i centri di attenzione della frontale. Si tratta di una comunicazione molto veloce di tutto il cervello, ad eccezione dell’area motoria.

A questo dobbiamo aggiungere inoltre la gabbia di faraday rappresentata dall’automobile che va ad alterare l’elettrostaticità.

La posizione seduta sta alterando la nostra fisiologia. Come ci si può salvare?

Dobbiamo tentare di escogitare un modo di compenso che può essere di natura alimentare, comportamentale o culturale. Abbiamo bisogno di nuove e più sane abitudini, abbiamo bisogno di modificare quello che eravamo un secolo fa, perché ormai è cambiata l’impostazione che abbiamo nei confronti della vita e del mondo. E tutto ciò non fa bene alla nostra fisiologia che non è nata per fare questo e sottostare a nuovi pericolosi schemi culturali e sociali.

Dobbiamo comprendere qual è il costo biologico di tutto questo. Dobbiamo diventare consapevoli di quello che spendiamo biologicamente nell’affrontare realtà troppo spesso inutili.

Proviamo a pensare per un solo istante di essere in Giappone. In molte industrie dove i lavoratori devono stare molte ore seduti davanti ad un PC, all’accensione del proprio computer appare un programma di movimenti da eseguire o un serie di esercizi di meditazione. Ai nostri occhi tutto questo potrà apparire surreale, eppure questo sano principio sarebbe un’ottima abitudine non soltanto per i giapponesi. Riportando i dipendenti sulla scia della fisiologia corretta, il rendimento ne guadagna assai!

Dunque vie di uscita esistono, basterebbe solo prendersi la briga di apportare qualche piccolo cambiamento alle proprie abitudini quotidiane, anche se questo all’inizio potrà sembrare assi complicato da realizzarsi.

Per approfondire leggi anche “Le sfide della verticalità“.

(articolo tratto da una lezione del Dr Viktor Marko Solomon)

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